Hai ragione Ilaria il New Journalism ha grandissime possibilità, peccato che non siano sfruttate al massimo (almeno qui in Italia). Internet rappresenta per i quotidiani uno strumento di grande successo.
«In un futuro non molto lontano potrebbe accadere che, grazie agli sviluppi della telematica e della televisione interattiva, ogni cittadino abbia la possibilità di comporre il proprio quotidiano personalizzato e addirittura stamparlo, grazie alle microstampanti offset» (Maurizio Boldrini). Tuttavia l’approccio degli italiani ai mezzi d’informazione non è così roseo, e questo è assodato ormai, perché ai nuovi media preferiscono di gran lunga la televisione. Come scrive Boldrini:
«Il 20% della popolazione italiana può essere considerata “aliena” rispetto alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, non hanno infatti alcun rapporto né con Internet né con i cellulari. Il 24% si può considerare “attardato” sulla strada dell’uso delle nuove tecnologie, non hanno alcun rapporto con la rete (perché non sanno usare il computer), ma usano i cellulari con una qualche frequenza. Il 25% è costituito da persone “tiepide” rispetto alle nuove tecnologie, perché nonostante non usino mai Internet (perché non sanno usare il computer) fanno un uso del cellulare abbastanza intenso. Il 17% della popolazione italiana,invece, appartiene invece al gruppo definibile degli “sperimentatori”, nel senso che fanno un uso molto intenso sia dei contenuti messi in rete sia dei telefonini e con una spiccata tendenza a personalizzare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Infine vi è un 14% degli italiani ormai definibili semplicemente “consumatori” di nuove tecnologie, usano, infatti, normalmente e quotidianamente internet e cellulari, per attività di lavoro, e anche sul piano privato, pur non avendo modo di sperimentare, usano le nuove tecnologie come abituali consumatori.»
Le nuove tecnologie hanno apportato profonde trasformazioni in campo editoriale. Tra le potenzialità offerte dalla rete delle reti vi è la capacità di pubblicare informazioni in tempo reale, e la possibilità di approfondire i temi trattati, essendo praticamente illimitato lo spazio a disposizione. Un ruolo importante riveste la possibilità di rinviare attraversi i link alle fonti, offrendo al lettore l’opportunità di verificare direttamente, senza la mediazione giornalistica, l’origine dell’informazione. Ciò che determina la specificità e i vantaggi dell’informazione in rete è:
LA TEMPESTIVITA’, ossia l’aggiornamento continuo che consente al lettore di seguire nel momento del loro divenire, in tempo reale diremmo noi. Il successo di un sito di news è determinato anche dalla frequenza con cui i contenuti vengomo aggiornati.
L’INTERATTIVITA’,i giornali online a differenza del giornale tradizionale, presuppongono il coinvolgimento del lettore che deve, attraverso le sue scelte, attivare le parti di ipertesto costruendosi un percorso informativo. Egli non riceve passivamente le informazioni, ma ha un ruolo attivo, è lui a decidere cosa leggere, vedere, consultare. Può interagire con l’archivio, con la redazione, esprimere la propria opinione nei forum,partecipare ai sondaggi o criticare un articolo. All’interno dell’offerta informativa egli si costruisce il proprio percorso,si crea il proprio giornale. Salta la griglia d’interpretazione proposta dalla redazione per andare a soddisfare le proprie richieste e aspettative di essere informato, in qualsisi momento. La navigazione avviene a livello ipertestuale e il lettore decide da quale punto partire e quale percorso intraprendere scartando le combinazioni che non lo interessano. Come dice Ted Nelson «nel giornalismo online non esiste l’ultima parola, non esiste una versione finale, l’ultimo pensiero come invece avviene per la stampa, dove carta e inchiostro fissano di volta in volta l’ultima edizione».
Eppure si registrano molti limiti.
In Italia sono circa 107 i quotidiani con testate online. La maggior parte di essi, tuttavia, si limita a immettere in rete gli stessi contenuti del foglio stampato. Sono ancora pochi in Italia i quotidiani esclusivamente online, pensati esclusivamente per la rete e realizzati da una redazione autonoma che lavora secondo le regole e le peculiarità proprie dei siti d’informazione. Le iniziative importanti sono piuttosto costose. Si reggono sulle sponsorizzazioni e sulla pubblicità. Gli introiti risultano ancora inferiori rispetto alle aspettative….investimento inutile dal momento che in Italia Internet non è ancora visto come un nuovo linguaggio ma semplicemente come un nuovo mezzo...Tutti i giornali sembrano dare all'utente la possibilità di commentare gli articoli, ma sappiamo bene che i commenti vengono vagliati dalla redazione e pubblicati solo se graditi..In pratica si accettano commenti ma non critiche..
Addirittura su il messaggero.it cliccando alla voce commenti appare un riquadro in cui si legge un avviso che raccomanda di rispettare la NETIQUETTE. La parola deriva dalla conrazione del vocabolo inglese net (rete) e quello francese étiquette (educazione), indica un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti attraverso risors quali newgroup, blog, mailing list, forum, e mail.....
Rivoluzione digitale!!! Suona proprio bene questa frase...Ormai l'era di Gutenberg è solo un ricordo. Nei primi anni del 2000 abbiamo assistito ad un ampliamento del campo dei mezzi d'informazione, determinato prima dall'avvento , poi dagli straordinari sviluppi di Internet. Nuove vie dicomunicazione che hanno cambiato il modo di dare la notizia, al punto che potremmo tentare di parlare non più di giornalismo, ma di giornalismi, nutriti da un flusso continuo di informazioni, che cercano di rispondere alle esigenze non più di un unico pubblico ma di tanti pubblici. Basti pensare alle varie testate che affollano le edicole, alle differenze tra giornalismo stampato, televiso, radiofonico, nonchè al giornalismo online o a quelli prodotti dai nuovi media. La novità maggiore sono i BLOG, un fenomeno che prende sempre più piede. Grazie a questi sistemi di pubblicazione sul web, pratici e poco costosi, chiuque può diventare editore di sè stesso. I primi siti per comunicare e scambiarsi idee e informazioni risalgono ai primi mesi del 2000.
In un passo del suo libro, "New journalism", Marco Pratellesi parla di "grado zero del giornalismo".
CITO TESTUALMENTE. La rete sta sviluppando anche altri sistemi d'informazione, potremmo dire opposti a quelli tradizionali(gestiti da giornalisti professionisti), e a quelli alternativi (gestita da dilettanti). Questa nuova tendenza può essere sintetizzata in uno slogan: "L'informazione senza giornalisti". Fra i primi ad esplorare questo mondo è stato il motore di ricerca Google, che nell'autunno del 2002 ha varato un progetto ambizioso: Google News. Si tratta di un sito d'informazione che categorizza, riportando fonte e ora di pubblicazione dell'informazione, articoli pescati da oltra 4000 media in lingua inglese e distribuiti in tutto il mondo. Le pagine vengono aggiornate più volte al giorno come in qualsiasi giornale online, solo che in questo caso non è previsto nessun intervento umano, tanto meno quello di un giornalista. La tecnica si basa su algoritmi in grado di catalogare le informazioni.«Ci sono tre criteri principali di selezione-spiega Marissa Mayer, direttore di Google News- il numero di articoli su questa o quella storia apparsi su internet; la credibilità della fonte; l'attualità dell'argomento trattato». Seguendo questi crieri di selezione, l'ordinatore classifica un avvenimento tra le top stories e lo inserisce in una delle categorie "esteri", "cronache", o "sport". Questa classificazione asettica, basata su formule "matematiche", viene presentata dai manager di Google come un'opportunità di obiettività totale: nessuna linea politica può influenzare minimamente la gerarchizzazione dell'informazione fatta dalle macchine. «Quello che noi vogliamo, è offrire il più vasto numero di punti di vista possibili agli utenti» assicura Marissa Mayer. Appare piuttosto facile obiettare che la scelta "numerica" avviene pur sempre all'interno di uncorpus che non può essere così obiettivo e indipendente come si vuol far credere. Prendiamo, per esempio, il lungo braccio di ferro politico e militare tra Stati Uniti e Iraq: tra gli oltre 4000 media in lingua inglese sparsi nel mondo, quanti riporteranno il punto di vista degli Stati Uniti e quanti quello degli iracheni? Nel sistema dei "giornalisti-robot", chi garantirà la voce delle minoranze? E chi quella parte che non ha accesso alle tecnologie e al villaggio globale?
CIAO A TUTTI!!!
Dopo una settimana in famiglia, eccomi di nuovo a casa.....SONO DISTRUTTA, il viaggio in treno è stato pesantissimo! 